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Lunedì, 25 Ottobre 2021
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Verso il voto, Lauretti: "Un incontro per l'attuazione del bene comune"

Verso il voto, Lauretti: "Un incontro per l'attuazione del bene comune"

L'intensificarsi del dibattito negli ultimi giorni era prevedibile oltre che auspicabile. Ho letto con interesse tutti gli interventi che sono stati pubblicati e che hanno avuto come oggetto il futuro di Carmiano-Magliano. Anche l'ultimo intervento, a firma del gruppo Liberazione, offre tanti spunti di ulteriore riflessione.

Ciascuno degli interventi ha posto l’accento su specifici aspetti inerenti il prossimo voto amministrativo. Tuttavia la questione "locale" richiama in gioco valutazioni differenti solo nella forma, ma sostanzialmente convergenti nella sostanza.

Ho riflettuto con attenzione su quanto scritto dal gruppo Liberazione, in particolare su alcune frasi: dire basta alla guerra tra "famiglie", "gruppi imprenditoriali" e "gruppi di potere". A mio modesto avviso è una chiave di lettura verosimile dell'attuale condizione locale che può avere qualche fondamento "sociologico", ma non aiuta a farci capire come uscirne fuori. In più rischia di far apparire le Istituzioni alla stregua di passivi contenitori incapaci di impedire tali "scontri", ma soprattutto di mediare tra possibili tensioni presenti in una comunità.

Proviamo invece a fare qualche considerazione politica in merito ai tre aspetti esaminati: familiarità, imprenditoria e potere. Mi chiedo e domando ai cittadini: queste tre variabili sono peculiari di Carmiano-Magliano o non sono piuttosto elementi presenti in tanti altri paesi come il nostro? Non sarebbe poi tanto difficile tentare di tenere sotto controllo le suddette variabili ed individuare alcune semplici regole condivise, e cioè: una "famiglia" non dovrebbe esprimere più presenze in istituzioni parallele, un imprenditore non dovrebbe fare politica diretta nel territorio in cui esercita la propria attività imprenditoriale in maniera prevalente, lo stesso politico (inteso come uomo di potere) non dovrebbe occupare più Istituzioni contemporaneamente. Ma sappiamo bene che ciò che la legge non impedisce può essere fatto.

"Che fare" scriveva Lenin (mi ha ricordato in questi giorni un amico), prima ancora di approdare alla storica rivoluzione. Qui non è tempo di rivoluzioni, semmai di riappacificazioni e di presa di coscienza che amministrare un paese richiede competenza, impegno, senso civico e lealtà fra tutti gli eletti. Io non sarò un candidato, ma come cittadino che vuole bene al proprio paese auspico un incontro, a questo punto immediato, tra tutti quelli che condividono la politica come servizio al cittadino per l'attuazione del cosiddetto bene comune.

Tonino Lauretti

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