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Giovedì, 21 Novembre 2019
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Carmiano: Prefetto e Ministro dell'Interno pronti a decidere le sorti del comune

Carmiano: Prefetto e Ministro dell'Interno pronti a decidere le sorti del comune

Ore febbrili a Carmiano per il destino dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giancarlo Mazzotta, a rischio scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose.

L’iter burocratico, ormai in fase avanzata, pare sia giunto a conclusione. In paese si attende di conoscere la decisione ufficiale del Viminale, dopo la richiesta avanzata dal prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, facendo leva sulle circa 100 pagine del report realizzato in circa sei mesi di indagini e audizioni tra gli uffici dell’Ente, dalla commissione d’inchiesta prefettizia formata da sei Funzionari di Prefettura e Forze dell’Ordine. Sotto i riflettori degli inquirenti gli anni della gestione pubblica Mazzotta e la vicenda “Bcc”, in cui il primo cittadino di Carmiano risulta indagato insieme ad altre cinque persone, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nella vicenda dei presunti illeciti commessi nel maggio 2014, in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione dell’istituto di credito cooperativo Terra d’Otranto.

Accuse che il primo cittadino ha sempre respinto, richiedendo un’audizione personale, non accolta dal Prefetto, e dichiarandosi “estraneo ad ogni addebito e vittima di un processo mediatico frutto di interessi politici”.

Intanto, in attesa dell’ufficialità, qualora dovesse avvalorare l’ipotesi scioglimento che verrebbe notificata al segretario comunale Pierluigi Cannazza, anche le indiscrezioni in paese hanno avuto un’impennata, portando a disegnare un quadro ben più articolato. Il provvedimento che dovrebbe giungere da Roma, qualora si riferisse al sindaco Mazzotta, avrebbe ripercussioni sulla tenuta dell'assise comunale, secondo il principio di diritto latino, “Simul stabunt aut simul cadent” insieme staranno o insieme cadranno.

Cresce quindi l’attesa per la decisione finale di Ministero dell'interno e Consiglio dei Ministri, che sulla scorta di elementi concreti, univoci e rilevanti - tali devono essere per legge - comprovanti l’eventuale condizionamento della malavita nella gestione pubblica dell’Ente, sciolga o meno per mafia il consiglio comunale.

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