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Martedì, 14 Luglio 2020
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Le misure di contenimento hanno ridotto l'inquinamento: come sta rispondendo il mondo dell'edilizia

Le misure di contenimento hanno ridotto l'inquinamento: come sta rispondendo il mondo dell'edilizia

Analizzando la mappa dell’inquinamento atmosferico in Europa e Cina, con lo stop da coronavirus di tutte le attività produttive vi è stato un rallentamento del motore produttivo del paese con un impatto indiretto sull’ambiente.

Le drastiche misure messe in atto per il coronavirus hanno ridotto le concentrazioni di inquinanti che, secondo l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), causano ogni anno in Europa 400mila morti premature per patologie legate all’inquinamento dell’aria. L’edilizia fa la sua parte in termini di riduzione di inquinamento attraverso la promozione di edifici Nzeb-Nearly Zero Energy Building, edifici con un bilancio energetico tra quello che producono e quello che consumano prossimo allo zero. È opportuno sottolineare la differenza rilevante tra il concetto di edificio a energia quasi zero (Nzeb) e quello di edificio a energia zero o autonomo (ZEB).

Il termine "energia zero" si riferisce a edifici autosufficienti di energia separati dalla rete di distribuzione nazionale e definiti "off-grid", per i quali devono essere fornite soluzioni adeguate per produrre energia in loco. D'altra parte, un edificio a energia quasi zero è generalmente collegato a una o più reti di distribuzione (elettricità, teleriscaldamento, gas) con cui scambia continuamente energia.

Un’altra differenza sta nel fatto che un edificio a energia zero netta (ZEB netto) è definito come un edificio con un bilancio di energia primaria non rinnovabile pari a zero mentre un edificio a energia quasi zero (nZEB) un edificio con un bilancio di energia primaria non rinnovabile maggiore di zero ma non superiore a quello nazionale limite.

La tecnologia delle costruzioni e degli impianti deve mirare all'ottimizzazione dell'involucro con riduzione delle perdite di energia e sfruttamento del guadagno solare durante l'inverno. Invece, durante il periodo estivo, gli impianti sono finalizzati al controllo delle radiazioni solari e all'adozione di strategie di raffreddamento passivo.

Una volta che il fabbisogno energetico è stato ridotto, la parte rimanente può essere coperta da impianti tecnici integrati con sistemi per lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili. I flussi di energia in entrata e in uscita dall'involucro, nonché le condizioni climatiche, sono soggetti a continue variazioni, pertanto nella fase di progettazione di un edificio a energia quasi nulla deve essere valutata mediante modelli dinamici di previsione e calcolo. Stando ai primi risultati dell’Osservatorio NZEB, la maggior parte degli edifici a energia quasi zero applica un pacchetto abbastanza ridotto di tecnologie: cospicuo isolamento dell’involucro, pompe di calore elettriche (perlopiù aria-acqua) e impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.

Tutto questo pacchetto, evidenzia l’Enea, costituisce la combinazione più frequente, con la variante della caldaia a condensazione abbinata a un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria. Molto interessante è l’uso della ventilazione meccanica controllata con recupero di calore che permette un ricambio dell’aria viziata il cui numero dipende da vari parametri tra cui il numero di persone presenti nell’edificio. Un uso intelligente della ventilazione meccanica controllata è quello di farla agire durante la notte nel periodo estivo, questo permette di abbassare la temperatura operativa interna limitando o addirittura eliminando l’uso della climatizzazione.

Giulia Centonze

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