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Giovedì, 21 Maggio 2026
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Carmiano, la metamorfosi del consenso. Lauretti: "Il patto con gli elettori e il nodo dell'assessore esterno"

Carmiano, la metamorfosi del consenso. Lauretti: "Il patto con gli elettori e il nodo dell'assessore esterno"

#Sragionamenti - Prosegue l'analisi di Tonino Lauretti sulla politica locale: dopo il rimpasto, la scelta dell'assessore esterno interroga il legame tra cittadini e istituzioni

"Assessorato esterno: strategia o nuovo profilo di rappresentanza? A Carmiano si è chiusa una fase amministrativa importante. Formalmente, la ricostituzione della Giunta restituisce alla comunità un assetto definito e, paradossalmente, un equilibrio tra maggioranza e opposizione che era venuto meno sin dai primi mesi della consiliatura. Ma oltre la forma, emerge un dato politico che merita una riflessione più attenta: il progressivo disaccoppiamento tra il voto ricevuto e le scelte che nel tempo vengono compiute.

Si sta trasformando, forse senza dichiararlo apertamente, il concetto stesso di consenso. Non è più scontato che l’azione amministrativa presupponga una condivisione originaria del progetto politico; sempre più spesso, la convergenza si costruisce lungo il percorso. Questo sposta il baricentro della politica dalle visioni alle persone. Su quale tipo di fiducia si fonda oggi il rapporto con il cittadino?
La fiducia concessa mostra oggi due facce: una legata a un progetto condiviso sin dall’inizio, l’altra più flessibile, capace di adattarsi ai nuovi scenari.
Se quest’ultima diventa prevalente, il patto tra elettore ed eletto cambia natura: non ci si affida più a un’idea di città, ma alle persone, indipendentemente dalla direzione che assumerà nel tempo.
È una trasformazione silenziosa, ma non neutra.
In questo quadro si inserisce la scelta, inedita per Carmiano, dell’assessore esterno. È uno strumento potenzialmente prezioso, perché può aprire a competenze che il circuito elettorale non sempre riesce a intercettare.
Allo stesso tempo, nel contesto attuale, può essere letto anche come espressione di una più ampia esigenza di riequilibrio degli assetti.
Qui si gioca un passaggio delicato. Quando il peso degli equilibri diventa particolarmente rilevante, può emergere la percezione che il baricentro si sposti dalla comunità verso contesti capaci di orientare le decisioni oltre i normali circuiti della rappresentanza politica e istituzionale.
È naturale che chi ha votato per l’attuale maggioranza si attenda che la ricerca di nuovi equilibri non sacrifichi il mandato originario; così come ogni cittadino si attende che il compimento del mandato non si allontani dall’interesse collettivo.
Le decisioni amministrative portano la firma del Sindaco, ma nascono da dinamiche più ampie, che la comunità è chiamata a comprendere.
La partita dei prossimi mesi non si giocherà soltanto sulla capacità di tradurre i programmi in risultati concreti, profilo che, a mio avviso, resta di particolare rilievo, ma anche sulla qualità del rapporto tra rappresentanza e cittadini.
Saprà questo pragmatismo costruire un nuovo modello di consenso, o finirà per ridefinire — forse in modo più fragile — il legame tra elettori ed eletti?"
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