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Venerdì, 13 Marzo 2026
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"Pochi medici nei Comuni ma il sistema regge": l'analisi di De Giovanni (Asl) e del sindaco Erroi

"Pochi medici nei Comuni ma il sistema regge": l'analisi di De Giovanni (Asl) e del sindaco Erroi

La mappa della pediatria salentina sta cambiando pelle. Tra medici storici che lasciano per raggiunti limiti di età e nuove regole che ridisegnano l’assistenza non più sul singolo comune ma sul distretto, le famiglie cercano di orientarsi. E sullo stato di salute del sistema interviene Lorenzo De Giovanni, segretario Fimp e referente per le cure primarie pediatriche dell’Asl di Lecce.

Dottore De Giovanni, le proiezioni nazionali parlano di una forte carenza di professionisti. Qual è la situazione in provincia di Lecce? «Abbiamo effettuato una proiezione precisa calcolando i pensionamenti per raggiungimento dei 70 anni. In provincia di Lecce, nei prossimi due anni, andranno in pensione 18 pediatri su un totale di circa 83 attualmente in servizio. Tuttavia, c’è anche la variabile che i colleghi non arrivano ai 70 anni ma scelgono di lasciare prima, intorno ai 68, perché la gestione del territorio è diventata molto complessa. Ma il sistema regge».

Rispetto alla medicina generale, dove le carenze sono croniche, come riuscite a garantire il ricambio? «Viviamo una fase transitoria ma a differenza dei medici di base, noi non abbiamo una carenza di forza lavoro in ingresso. Le scuole di specializzazione hanno triplicato i posti e questo ci permette di coprire i vuoti. Quando un collega va in pensione, cerchiamo di dare subito un incarico provvisorio, attingendo alle graduatorie aziendali o agli specializzandi. In questo modo i bambini non rimangono scoperti».

Eppure, in alcuni comuni come Lecce, Squinzano o Cavallino, ci sono stati momenti di incertezza. Come state gestendo il turnover locale? «Stiamo coprendo tutto. A Squinzano e Trepuzzi, ad esempio, i colleghi andati in pensione sono stati sostituiti o sono arrivati nuovi medici tramite trasferimento. A Cavallino c'è stato solo un problema tecnico legato all’idoneità dello studio, ma il passaggio di consegne è garantito. Anche su Lecce città i due pensionamenti recenti sono stati coperti da altrettanti trasferimenti. Talvolta si ricorre a incarichi provvisori in attesa del ricalcolo delle zone carenti, ma l’assistenza c’è».

Un caso particolare è quello di Carmiano, rimasto a lungo senza pediatra titolare. Perché è stato così difficile inserire un nuovo medico? «È un caso emblematico di come funzionano i numeri oggi. A Carmiano la “zona carente” non scattava automaticamente perché, dopo il pensionamento dei medici storici, le famiglie si erano già rivolte a pediatri dei comuni limitrofi. Risultava quindi che quei bambini fossero già assistiti. Abbiamo dovuto lottare in Regione per far autorizzare l’apertura di un nuovo studio. Ora c'è un giovane collega: inizialmente farà poche ore in proporzione agli assistiti attuali, ma se le famiglie torneranno a sceglierlo, il suo orario aumenterà».

Questo ci porta al tema della “geografia” delle cure. È cambiato il modello? «Sì, bisogna comprendere un passaggio fondamentale: la scelta del pediatra è distrettuale, non comunale. Inoltre, una recente sentenza permette la scelta anche fuori distretto. Questo crea situazioni paradossali: in comuni grossi come Tricase, ad esempio, si rischiava di non avere il pediatra perché molti bambini erano iscritti con medici dei paesi vicini. Il sistema oggi si basa sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft): tutti i pediatri di un distretto sono in rete. Se il mio studio è chiuso, il genitore può rivolgersi a un collega dell’aggregazione che vedrà la cartella clinica online e potrà visitare il bambino».

Ha accennato a colleghi che lasciano prima dei 70 anni. È solo stanchezza o c’è altro? «C’è un problema enorme di burocrazia. È identico a quello della medicina generale. Tra ricette elettroniche, adeguamenti informatici continui e procedure di sistema il 40-45% del nostro tempo non è dedicato alla clinica». Guardando al futuro, saremo sempre in emergenza? «Al contrario, rischiamo il paradosso opposto. Le proiezioni della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) dicono che nel 2030, a causa del crollo delle nascite e dell’attuale inserimento di nuovi specialisti, in Italia avremo circa 4.000 pediatri in esubero che non sapremo dove collocare. Paghiamo l’assenza di programmazione di vent’anni fa: oggi i medici sono pochi, domani saranno troppi».

 

IL FRONTE DEI SINDACI

Con la figura del pediatra di libera scelta nei comuni che rischia di scomparire a causa dell’ondata di pensionamenti, la preoccupazione cresce in tutto il Salento. Il turnover di medici arrivati alla soglia dei 70 anni senza un adeguato ricambio generazionale, inizia a pesare sulla pediatria, sarà così almeno sino al 2030, costringendo il sistema a una riorganizzazione che impatterà sulle abitudini delle famiglie. Attualmente i pediatri in servizio sul territorio salentino sono 83, ma nell’arco di due a lasciare l’incarico per raggiunti limiti d’età saranno in diciotto. Davanti a una riorganizzazione che spinge verso i distretti e le case di comunità, i sindaci del territorio hanno deciso di alzare la voce per chiedere risposte concrete che vadano oltre la gestione delle emergenze. Oltre ai primi cittadini di Novoli, Trepuzzi e Squinzano - nell'articolo di Quotidiano di Puglia - si registra l'intervento del sindaco di Carmiano, Gianni Erroi.  «L’arrivo recente di un nuovo pediatra a Carmiano ha alleviato la pressione nel breve periodo ma serve cambiare ottica e puntare sulla realizzazione di un poliambulatorio di prossimità. L’idea è quella di riqualificare l’edificio del vecchio istituto professionale - spiega Erroi - per spostare la farmacia comunale e creare una realtà simile alle case di comunità, garantendo servizi sanitari integrati direttamente sul territorio. Ragionare per distretti e investire in strutture polifunzionali è l’unica strada percorribile per sopperire alla mancanza cronica di medici e garantire un’assistenza moderna».

Fonte NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA

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