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Venerdì, 16 Gennaio 2026
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Carmiano, la Farmacia Comunale apre la domenica dopo proteste, appelli e "sragionamenti"

Carmiano, la Farmacia Comunale apre la domenica dopo proteste, appelli e "sragionamenti"

Dopo settimane di disagi, proteste social e persino il richiamo del parroco dall’altare durante la messa di Natale ha riaperto per il weekend la farmacia comunale di Carmiano. Il sindaco Gianni Erroi nelle scorse ore ha firmato il provvedimento per la riapertura straordinaria della farmacia di via Piave per la giornata odierna e il turno notturno. Attorno alle 11 di oggi erano ben 45 gli scontrini emessi e sei le persone in fila per acquistare i farmaci, in gran parte anti-influenzali.

Un atto sollecitato da settimane da cittadini anziani e cronici che hanno lamentato il «deserto sanitario nei weekend» a causa della nuova organizzazione dei turni delle farmacie e dalla contemporanea chiusura della guardia medica con vicariamento a Novoli. «La tutela della salute non può diventare un pretesto retorico, né una clava polemica» - ha scritto Erroi nella nota rivolta alla comunità. «In qualità di sindaco, quale titolare di una farmacia comunale, mi sono adoperato per porre in essere delle aperture straordinarie della Farmacia Comunale, al fine di dimostrare, ancora una volta, concreta vicinanza alle esigenze dei concittadini, agendo secondo scienza e coscienza, sempre nel rispetto della legge e nell’esclusivo interesse della collettività». La decisione del primo cittadino arriva quindi dopo giorni di consultazione con gli uffici comunali e la società patrimoniale “Carminio”, contornati da polemiche e dall’intervento dell’ex primo cittadino Giancarlo Mazzotta. Il caso nasce da un accordo basato sulla legge regionale che permette alle farmacie di consorziarsi per gestire riposi e reperibilità. Una "triangolazione" tra i comuni di Carmiano, Campi Salentina e Novoli che coinvolge complessivamente nove attività. L’obiettivo dei titolari è chiaro: ottimizzare i costi e garantire i riposi al personale. Tuttavia i turni sono diventati comprensoriali e non più cittadini. Il culmine del disagio si è registrato in questo mese, in piena epidemia influenzale, i residenti di Carmiano e Magliano avevano trovato per più weekend le saracinesche delle quattro farmacie locali abbassate, con l'obbligo di percorrere oltre 8 chilometri per raggiungere Campi Salentina o la più vicina Novoli. A peggiorare il quadro, la contestuale carenza di personale presso la guardia medica locale, che in alcune fasce orarie ha reindirizzato i pazienti verso Novoli. Una situazione critica che ha spinto il parroco della Chiesa Madre, don Mario Pezzuto, durante la notte di Natale, a rivolgere un appello accorato e pacato alle istituzioni affinché venisse garantito il diritto alla salute dei più fragili.

La vicenda ha riacceso anche la miccia dello scontro politico locale. L’ex sindaco Mazzotta ha attaccato l'attuale amministrazione, accusandola di inerzia di fronte a un accordo che penalizza la comunità, ribadendo l’intenzione «di vigilare sulla continuità del servizio». Di contro, il sindaco Erroi, con l’attivazione del turno straordinario della farmacia comunale, ha chiarito il quadro e cercato di dare un segnale di ripresa dell’attività, pur in un contesto normativo complesso dove le realtà private rivendicano il diritto ai riposi.

Fonte NuovoQuotidianodiPuglia

#Sragionamenti di Tonino Lauretti: "POLITICA e STRUMENTALIZZAZIONE dei BISOGNI". 
 
"A questo punto, una riflessione politica appare non solo opportuna, ma necessaria. La vicenda dei turni delle farmacie, al di là delle polemiche contingenti, mette in evidenza un nodo più profondo: l’assenza di una visione politica chiara, capace di distinguere tra critica strumentale e legittima espressione di un disagio reale. Quando riflessioni provenienti da semplici cittadini vengono liquidate come “strumentalizzazione”, si comprende perché una parte crescente della popolazione guardi alla politica con distacco, perché aumenti l’astensionismo e perché anche chi partecipa al dibattito pubblico esiti a esporsi apertamente, temendo conseguenze personali o relazionali. È un segnale preoccupante, perché rivela una politica che rischia di diventare autoreferenziale, poco incline all’ascolto e sempre più allergica al dissenso, anche quando questo è espresso in modo pacato, ragionato e argomentato.
Si compie così un errore politico prima ancora che comunicativo. Quelle voci, magari dissonanti, ciascuna a suo modo hanno dato forma a un malessere concreto e diffuso, avvertito soprattutto dalle fasce più fragili della popolazione. Il fatto stesso che, a seguito di tali sollecitazioni, si sia ritenuto opportuno intervenire con un’azione tempestiva – l’apertura straordinaria della farmacia comunale – dimostra che il problema non era immaginario né artificioso, ma reale. Delegittimare chi lo ha portato alla luce significa confondere la critica con l’attacco e smarrire il senso dell’ascolto, che dovrebbe essere il primo dovere della politica.
Nel caso specifico, emerge poi una difficoltà più sottile e strutturale: l’incapacità di distinguere il piano normativo da quello politico. È indubbio che la disciplina degli orari e dei turni delle farmacie sia regolata da un intreccio di norme statali e regionali e che il Sindaco non disponga di poteri autoritativi diretti. Ma la politica non si esaurisce nell’elencazione dei limiti giuridici. Esiste uno spazio – legittimo e doveroso – di indirizzo, di interpretazione e di valorizzazione degli strumenti di cui un’amministrazione dispone.
In questo spazio rientra pienamente la mission della farmacia comunale. La farmacia comunale non è soltanto un esercizio farmaceutico sottoposto alle stesse regole delle farmacie private: è un presidio sanitario di prossimità sotto il controllo del Comune, con una forte valenza sociale. Ridurla esclusivamente a una funzione imprenditoriale regolata significa dimenticarne la natura ibrida e, soprattutto, la vocazione pubblica. Qui la politica avrebbe potuto – e forse dovuto – esercitare una funzione di guida, orientando le scelte non solo secondo il minimo normativo, ma secondo il massimo interesse della comunità.
Infine, senza spirito polemico ma con senso di responsabilità, emerge un paradosso che merita di essere sottolineato: l’azione straordinaria, enfatizzata nel “dopo”, nasce da una mancata azione preventiva nel “prima”. L’apertura straordinaria della farmacia comunale è senza dubbio una risposta positiva e apprezzabile. Ma proprio perché è stata possibile, essa rivela che esisteva un margine di intervento. Se questo margine è stato attivato solo a seguito del clamore e delle sollecitazioni pubbliche, allora la questione non è più soltanto giuridica, ma politica: riguarda la capacità di anticipare i problemi, non solo di rincorrerli.
La buona politica non si limita a dimostrare di essere nel giusto sul piano delle norme. Si misura nella capacità di prevenire i disagi, di riconoscere per tempo le fragilità e di usare gli strumenti disponibili – soprattutto quelli pubblici – secondo la loro missione più alta. È anche su questo terreno che si gioca la credibilità di un’amministrazione, soprattutto in una fase storica segnata da evidenti difficoltà socio-sanitarie diffuse. La legge stabilisce ciò che è consentito. La politica decide ciò che è giusto fare, prima che diventi necessario. Quando le due cose coincidono, una comunità si sente protetta. Quando divergono, si arriva tardi. E resta solo la consolazione di un vecchio adagio: meglio tardi che mai".

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