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Venerdì, 11 Settembre 2026
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"Dimissioni e il dilemma del verbale": #Sragionamenti di Tonino Lauretti

"Dimissioni e il dilemma del verbale": #Sragionamenti di Tonino Lauretti

#Sragionamenti: a Carmiano “il politicamente corretto” - Deleghe assessorili e responsabilità politiche
La revoca delle deleghe assessorili ha prodotto la sua prima conseguenza politica: le dimissioni dell’assessore Camillo Villani Miglietta. Un gesto che merita di essere osservato con attenzione.
Dimettersi da assessore significa rinunciare a un ruolo di guida amministrativa e, insieme, a una responsabilità pubblica. Per qualcuno può apparire come un allontanamento dal mandato ricevuto da oltre ottocento elettori; per altri rappresenta, invece, una scelta di coerenza personale. In un tempo in cui alla politica si rimprovera spesso l’attaccamento alle posizioni di potere, la rinuncia a un’indennità non trascurabile sposta inevitabilmente il discorso dal piano delle poltrone a quello dei principi.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Villani, alla base della decisione non vi sarebbe soltanto la revoca delle deleghe, ma anche un passaggio politico maturato contestualmente a quell’atto: la richiesta di sottoscrivere un verbale di sostegno preventivo alla futura candidatura del sindaco, senza alcuna discussione su programmi, idee o obiettivi. È questo il punto che apre una riflessione più ampia.
Può un verbale diventare lo spartiacque della politica locale? In situazioni come questa, il rischio è che il “chi” preceda il “cosa” e il “come” dell’amministrare. Nelle liste civiche, soprattutto nei piccoli comuni, il consenso nasce spesso dalla fiducia personale tra cittadini ed eletti; tuttavia, la fiducia non dovrebbe mai sostituire il confronto su programmi e obiettivi. Quando ci si avvicina alla scadenza naturale di un mandato, questa attenzione diventa ancora più necessaria, perché la gestione del presente e la costruzione del futuro entrano inevitabilmente in una zona più delicata.
Il problema non è la candidatura in sé; il problema è il tempo della scelta. Quando una candidatura viene posta con troppo anticipo, quella decisione personale diventa inevitabilmente anche una scelta politica. Sorge allora una domanda spontanea: non c’è il rischio che l’azione amministrativa finisca per essere orientata più dalle future elezioni che dai problemi concreti del presente?
Nelle comunità piccole questo equilibrio è particolarmente fragile. Amministrare significa affrontare il concreto, qui e ora; preparare una candidatura significa guardare al consenso del futuro. Ben vengano le aspirazioni personali, ma queste diventano un problema quando smettono di orientare l’azione e cominciano a sostituirla. Le due dimensioni possono convivere solo se rispettano tempi e metodi condivisi; quando, invece, si sovrappongono senza il tempo necessario alla riflessione collettiva, rischiano di indebolirsi a vicenda.
In politica le scelte personali non restano mai private: diventano spazio pubblico. La vera difficoltà non sta nel desiderio di continuare ad amministrare la comunità, ma nel momento in cui la prospettiva del domani inizia a condizionare il modo di amministrare l’oggi.
 
Tonino Lauretti
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