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Venerdì, 13 Marzo 2026
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Pediatri “sotto casa”, ne restano solo 83 nel Salento

Pediatri “sotto casa”, ne restano solo 83 nel Salento

La crisi della sanità pubblica, che per anni ha mostrato le sue crepe nella carenza dei medici ospedalieri e nel ridimensionamento delle guardie mediche, ha ormai raggiunto un nuovo, delicato fronte: la pediatria di libera scelta. Quello che si sta delineando è uno scenario in cui la carenza di professionisti si ripercuote direttamente sulla medicina del territorio, mettendo a rischio la continuità assistenziale per i pazienti più piccoli. La “gobba pensionistica”, ovvero l’uscita di medici arrivati alla soglia dei 70 anni senza un adeguato ricambio generazionale, inizia a pesare sulla pediatria, sarà così almeno sino al 2030, costringendo il sistema a una riorganizzazione che impatterà sulle abitudini delle famiglie. La figura del pediatra “sotto casa”, disponibile nel proprio comune di residenza, sta diventando un ricordo. I pediatri di libera scelta andranno sempre più a strutturarsi per distretti sanitari e non più per singolo comune. Il rischio concreto è che le famiglie, per garantire le cure ai figli nella fascia tra 0 e 6 anni, debbano rivolgersi fuori dal proprio paese, recandosi ad esempio nelle Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali) di medicina oppure negli studi di professionisti che, lavorando su turnazione, dovranno coprire le esigenze di più comuni limitrofi.

La situazione in provincia di Lecce offre una prima fotografia di questa trasformazione. Attualmente i pediatri in servizio sul territorio salentino sono 83, un numero calcolato al netto dei recenti pensionamenti. Tuttavia, la rilevazione del marzo 2025 ha evidenziato che una decina di professionisti ha lasciato il camice per raggiunti limiti di età, aprendo altrettante zone carenti individuate dalla Regione. Sebbene molte di queste caselle siano state coperte — come accaduto a Lecce (2), Cavallino, Squinzano, Martano, Gagliano del Capo e Novoli, quest’ultimo in combinato con Carmiano — le difficoltà restano evidenti. Proprio il caso di Carmiano, nel nord Salento, è emblematico delle criticità che il sistema sta affrontando. Il comune negli ultimi due anni ha perso due pediatri effettivi per pensionamento. La conseguenza è stata che circa mille assistiti tra 0 e 14 anni, di cui 436 nella fascia più delicata tra 0 e 6 anni, si sono trovati nella condizione di dover cercare un medico fuori paese o attendere l’arrivo del nuovo pediatra (4 ore a settimana), il quale dovrà però dividersi con i pari età di Novoli, dove risiedono altri 595 pazienti totali (231 tra 0 e 6 anni). Guardando al futuro prossimo, i distretti sanitari di Lecce e Campi Salentina appaiono quelli con maggiori difficoltà legate all’età avanzata dei medici. Nel 2026, su circa 83 pediatri attivi in provincia, ne andranno in pensione altri 7, mentre nel 2027 saranno ben 11 a raggiungere la soglia dei 70 anni. Una emorragia di competenze che interesserà, seppur in modo ridotto, anche le famiglie dei distretti di Gagliano del Capo, Nardò, Gallipoli, Poggiardo, Casarano, Maglie, Galatina e Martano. La mappa delle carenze rilevate dall’Asl Lecce nel 2025, la prossima è fissata al 31 marzo di quest’anno, mostra una situazione a macchia di leopardo in via di risoluzione ma che rischia di restare precaria per i prossimi 3 o 4 anni, almeno sin quando non si vedranno gli effetti delle scuole di specializzazione. Attualmente nell’area nord di Lecce due carenze sono state coperte per trasferimento, mentre nell’area sud (Cavallino) e nell'Aft di Martano (843 bambini 0-14 anni) si è in fase di assegnazione, con coperture attuali garantite da trattenimenti in deroga. Situazioni simili si registrano a Maglie, per i comuni di Castrignano dei Greci (314 pazienti) e Corigliano d’Otranto (567 tra 0 e 14 anni), Squinzano (1.257) e Trepuzzi (1.394 bambini). Il problema, tuttavia, non è solo locale ma strutturale e nazionale, come evidenziato dai dati della Fondazione Gimbe e dalle analisi demografiche. Sebbene il calo delle nascite abbia ridotto la platea di assistiti nella fascia 0-5 anni di circa 430mila unità dal 2019 a oggi, il carico di lavoro per i pediatri non è diminuito, anzi. Il saldo tra i nuovi nati e chi esce dall’assistenza pediatrica al compimento del 14° anno determina un incremento netto degli assistiti. Inoltre, le regole attuali prevedono un massimale di 1.000 assistiti per pediatra, con un rapporto ottimale sui territori di 850 pazienti per ogni medico.

A livello nazionale mancano all’appello almeno 502 pediatri di famiglia, con le situazioni più critiche nel nord Italia, ma la Puglia non è esente da rischi: entro il 2028 nella regione raggiungeranno l’età della pensione 218 pediatri. Nonostante l’aumento delle borse di studio per la specializzazione, passate da 496 a 854 negli ultimi anni, resta l’incognita su quanti nuovi medici sceglieranno la libera professione sul territorio invece della carriera ospedaliera. Ad ogni bambino, sin dalla nascita, deve essere assegnato un pediatra per accedere a servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). «Le segnalazioni sulla difficoltà di accesso al pediatra – ha dichiarato nei mesi scorsi Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – arrivano da tutte le Regioni, evidenziando criticità ricorrenti: complessità burocratiche, carenza di risposte da parte delle Aziende Sanitarie Locali (Asl), pediatri con un numero elevato di assistiti e impossibilità, per molte famiglie, di iscrivere i propri figli a un pediatra. Una situazione che genera disagi rilevanti e richiede interventi organizzativi urgenti, per garantire la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto ai più piccoli e ai più fragili».

Fonte NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA

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