Nuovo botta e risposta sugli alberi del «boschetto» in zona Case Noe a Carmiano. Al centro della polemica c'è l'area a ridosso della Strada comunale dei Porci, dove il Comune ha avviato un progetto di riforestazione con la messa a dimora di circa 3.600 piante. Il gruppo civico #73041 ha sollevato il caso, segnalando con una documentazione fotografica il disseccamento di gran parte delle piantine. Ne è seguita una polemica con il sindaco Gianni Erroi, che ora prosegue con un nuovo botta e risposta a colpi di comunicati stampa.
La nota di #73041: «Forestazione Case Noe: dinanzi a un fallimento acclarato non vi è alcuna rassicurazione. Negli ultimi giorni, dopo le nostre richieste di chiarimenti, seguite da settimane di silenzio, abbiamo avuto modo di leggere – alleluia – la nota stampa del primo cittadino di Carmiano e ascoltare l'intervista trasmessa da una nota tv locale. Eravamo alquanto curiosi di capire quale potesse essere lo specchio sul quale arrampicarsi e, purtroppo, non siamo stati smentiti. Evidente la difficoltà da parte del sindaco di inquadrare la vicenda inerente alla forestazione, cosa facilmente desumibile da espressioni quali "secondo reimpianto", come a far intendere che l'intervento di piantumazione sia stato/sarà effettuato per ben tre volte. Ma, andando oltre lo scivolone linguistico, è opportuno soffermarsi sull'espressione "era già previsto qualora non fosse andato a buon fine". Nemmeno fosse una canzone di Riccardo Cocciante. Procediamo per gradi e facciamo due considerazioni. La prima in merito alla trasparenza e alla facilità di consultazione degli atti: in quale documento amministrativo si fa riferimento alla previsione di una mancata riuscita dell'intervento? La seconda è strettamente legata ai principi della razionalità, del buon senso e dell'accortezza che un sindaco e una maggioranza dovrebbero avere: perché una pianta muore? È una domanda semplice alla quale possiamo rispondere tutti, indipendentemente dalle pec e dai contributi regionali. La risposta è semplicemente una: perché si è superficiali, approssimativi, senza uno straccio di programmazione. A voler essere buoni. Da qui il discorso inerente all'irrigazione di soccorso (intervento idrico straordinario effettuato sulle colture in concomitanza con periodi di grave siccità o ondate di calore anomale), tra l'altro previsto e finanziato dalla Regione Puglia, e all'alibi dell'ecosistema autoregolato, completamente fuori contesto, dato che può funzionare quando la superficie arborea (alberi con chioma che creano zone d'ombra) copre almeno il 20% della superficie riconosciuta come bosco: la definizione corretta del sistema colturale adottato da aprile a settembre è "aridocoltura", un suicidio in termini agronomici, vista la desertificazione in atto da diversi anni in Salento nei mesi estivi. Infine, il sindaco invita a essere formali e impettiti: "L'amministrazione interagisce solo con l'ascolto diretto nelle sedi istituzionali o nelle forme previste da Statuto e Regolamenti". Alla faccia dell'ascolto tanto sbandierato poche settimane fa. E alla faccia delle sue stesse parole utilizzate all'interno di un commento social in merito alle richieste di informazioni sulla forestazione delle Case Noe: "...il contatto umano e la concretezza vengono prima della burocrazia". Ormai la cittadinanza lo ha capito: la confusione non è un alibi e le continue dichiarazioni senza contezza amministrativa non possono non essere smascherate e portate alla luce. Avere il coraggio di ammettere di aver commesso un colossale errore e di aver provato a porre rimedio – ancora da capire come – sarebbe stato indice di maturità e onestà intellettuale, soprattutto per chi amministra una comunità che necessita di trasparenza per sopravvivere, come fosse acqua per una pianta. Altro che programmazione. "Era già tutto previsto...".
La controreplica del sindaco Erroi: «Comprendo che talvolta ci si affezioni ad una narrazione delle vicende talmente personale e faziosa da farsi poi governare dal preconcetto e dalla strumentalizzazione a tutti i costi, anche di fronte alle spiegazioni intellettualmente più oneste. La 73041 è stata categoricamente smentita dall’affermazione, senza una preventiva conoscenza degli atti, secondo cui non ci sarebbero "determine dirigenziali o delibere di giunta" che avrebbero stanziato nuovi fondi per il reimpianto delle piante. Ovvio, non ci possono essere atti deliberativi in tal senso perché alcuna somma in più rispetto al previsto e già deliberato è stata stanziata. Ora, acquisito questo oggettivo dato, gli amici della "73041" spostano il tema sulla mancanza di atti deliberativi che avessero previsto il reimpianto se il primo non fosse andato bene. Sfugge a qualcuno, nonostante sia stato precisato, che il progetto affidato all’azienda sarà considerato eseguito ad effettivo attecchimento delle piante e, in tale ultima circostanza, previo collaudo da parte della Regione, il finanziamento sarà effettivamente erogato al Comune. Non ho bisogno di arrampicarmi sugli specchi a fronte dell'oggettività. È l’articolo del gruppo cittadino #73041 che si pone come un tentativo pretestuoso di arrampicarsi sugli specchi, fondato su una palese strumentalizzazione della vicenda. Accostare il termine "aridocoltura" a un "suicidio agronomico" rivela infatti una scarsa conoscenza delle basi agronomiche, della forestazione e della rinaturalizzazione territoriale. L’aridocoltura non è una mancanza di cura o di programmazione, ma una scelta agronomica precisa, consapevole e scientificamente validata. Questo vale a maggior ragione quando si realizza un bosco naturale e non un giardino irriguo. A ciò va aggiunto un dato oggettivo e non trascurabile: il decorso dell’estate di quest’anno ha visto infrangere numerosi record di alte temperature a livello locale e nazionale. Di fronte a simili picchi termici, anche l’irrigazione di soccorso mostra i suoi fisiologici limiti sulle piccole piante forestali ancora in fase di attecchimento. Ma se tanto mi dà tanto, mi aspetto che gli amici di 73041 proveranno a smentire persino che la nostra ultima estate sia stata la più torrida e la più asciutta dell’ultimo mezzo secolo».



























