Porte divelte, muri imbrattati, vetri in frantumi e segni evidenti di deperimento strutturale. Sull’area mercatale di piazza Vadacca, l’immobile comunale in disuso che un tempo ospitava un bar versa da anni in uno stato di degrado. Un’immagine di abbandono che alimenta quotidiane lamentele tra i frequentatori della piazza, bersaglio ideale di raid vandalici e inciviltà. Sul tema è intervenuto il movimento politico “Agenda partecipata”, riconducibile all'imprenditore Eleno Mazzotta, ponendo interrogativi diretti all’amministrazione comunale sul destino della struttura pubblica. Il gruppo sollecita l'avvio di procedure trasparenti per il recupero del bene, evidenziando come lo stato di inattività finisca per danneggiare il patrimonio collettivo e penalizzare lo sviluppo sociale ed economico dell’intera area mercatale.
Secondo la nota diffusa dal gruppo, la soluzione risiederebbe nella pubblicazione di un bando di gara per l’assegnazione del locale a privati. Una proposta che prevede, a fronte di una concessione a canone agevolato per i primi anni, l'onere della ristrutturazione a carico dell'aggiudicatario, liberando l'Ente da costi diretti. L'iniziativa - secondo il movimento - potrebbe usufruire degli incentivi regionali e statali a disposizione delle microimprese e dei giovani del Mezzogiorno, come la misura regionali NIDI, il piano Resto al Sud 2.0 e le risorse multimisura messe a disposizione dal GAL Terre d’Arneo per la riqualificazione degli immobili. «Perché un bene pubblico continua a rimanere inutilizzato quando potrebbe diventare un’opportunità per il paese, per i giovani e per la socialità?», incalzano i rappresentanti di Agenda partecipata. «Di fronte a questa situazione le spiegazioni possono essere due: o un’incapacità programmatoria e burocratica dell’amministrazione, oppure la scelta di preservare gli equilibri commerciali già esistenti per tutelare interessi particolari a discapito della libera concorrenza. L'amministrazione deve operare nell'interesse generale e non per proteggere singole posizioni. Chiediamo subito un bando pubblico, chiaro e trasparente: sia il mercato, e non la politica, a stabilire il futuro di quell'area».



























